Viviamo in un’epoca di cambiamenti rapidissimi e il settore del turismo e dell’ospitalità non fa eccezione.
Il modo in cui i viaggiatori cercano e scelgono un hotel sta cambiando sotto i nostri occhi. Sempre più spesso, la pianificazione di un viaggio non inizia più con Google, ma con una conversazione con ChatGPT, Perplexity o Google Gemini. Secondo dati recenti, circa il 40% dei viaggiatori in tutto il mondo utilizza già strumenti basati sull’intelligenza artificiale – e i millennial e la Generazione Z sono i più attivi in questo senso.
I numeri parlano chiaro: nel 2025, le prenotazioni alberghiere attraverso piattaforme AI sono aumentate del 527% rispetto al 2024.
In passato, un potenziale ospite visitava in media 140 pagine web prima di scegliere un hotel. Oggi, con gli assistenti AI, questo percorso si riduce a pochi minuti. Basta chiedere: “Quale hotel a Roma offre camere familiari vicino alle principali attrazioni, con colazione e parcheggio?” – e l’IA fornisce immediatamente un elenco di strutture adatte.
Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnologico, ma di un vero e proprio cambio di paradigma nel marketing alberghiero. Ciò che conta ora non è più la visibilità sui motori di ricerca tradizionali, ma la capacità dell’hotel di essere “ricordato” e raccomandato dai sistemi di intelligenza artificiale.
Le strutture ricettive che oggi iniziano a costruire la propria memoria digitale e a strutturare i dati per l’IA saranno quelle in cima alle raccomandazioni domani. Chi rimane “invisibile” agli algoritmi rischia di essere escluso dalle nuove regole del gioco.
E voi, come scegliete l’hotel – tramite i consigli degli amici, i portali classici o con l’aiuto di ChatGPT?





